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diario - quotidiano di architettura

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Piranesi Project

Piranesi Project

una stratigrafia delle vedute di Roma

quest'articolo in versione stampabile
 
Il Comune di Roma                           
Il Direttore della U.O. n°2- Ufficio Pianificazione Progettazione Generale del Dipartimento VI architetto Daniel Modigliani e il Direttore della U.O. n°6 - Ufficio Città Storica architetto Gennaro Farina
in collaborazione con
Accademia di San Luca  e  American Academy of Rome
 
Invitano alla presentazione di
PIRANESI PROJECT, UNA STRATIGRAFIA DELLE VEDUTE DI ROMA
dell'architetto statunitense Randolph Langenbach

VENERDI' 4 MARZO, ORE 16,00
ACCADEMIA DI S.LUCA
PIAZZA DELL'ACCADEMIA DI S.LUCA n° 77, ROMA
 
L'incontro si strutturerà in una conferenza supportata da materiali video e in un dibattito con l'autore, con traduzione in italiano.
Al termine sarà  offerto un piccolo rinfresco. L'ingresso è a inviti.
Si prega di confermare la propria partecipazione a Risorse RpR spa, responsabile organizzazione 
e.luzzi@rpr-spa.it

 

  martedì 1 marzo 2005  

ROMA - 07 March, 2005
FROM: http://europaconcorsi.com/stories/45002-Randolph-Langenbach-Piranesi-invenzioni-al-digitale

Italiano

Randolph Langenbach : Piranesi, invenzioni al digitale

ROMA: Rivisitate, all'Accademia di San Luca, le incisioni sulla Roma antica stravolta da paesaggi inesistenti. Performance di Langenbach che «completa» i disegni del veneziano

 

ENGLISH: Google Machine Translation:

Randolph Langenbach: Piranesi, inventions to digital

Revisited, at the 'Accademia di San Luca', the engravings of ancient Rome distorted landscapes exist.  Performance by Langenbach that "complete" drawings by the venetian [Piranesi]

 

Gli edifici antichi si accalcano, nell'Iconografia del Campo Marzio disegnata da Giovanni Battista Piranesi, come fantastici, simmetrici microcosmi che prolificano senza relazione tra loro. Ogni occasione offerta dalle rovine reali viene amplificata, moltiplicata a dismisura fino a coprire, per intero, la millenaria ansa del Tevere con un densissimo tessuto d'incredibili invenzioni antiquarie dove l'occhio stupito dell'osservatore non trova mai riposo. Perfino la fonte letteraria diviene pretesto e basta il cenno di Plinio ad un orologio solare perché nasca, a ridosso del mausoleo d'Augusto, un'immaginaria, colossale macchina architettonica: la Roma settecentesca di Piranesi è, in realtà, un progetto moderno, un magma visionario dove la fascinazione delle rovine antiche confluisce in paesaggi a volte del tutto inesistenti, come le suggestioni della Mole Adriana e del Tabularium che si fondono nelle «Carceri d'invenzione».

Venerato dagli artisti anglosassoni fin dai tempi del Grand Tour, Piranesi è stato, venerdì scorso, oggetto di un'insolita celebrazione all'Accademia di San Luca dove l'architetto americano Randolph Langenbach ha presentato The Piranesi Project, performance basata su proiezioni, citazioni, commenti, concepita nel quadro del Rome Prize Fellowship dell'American Academy in Rome.

La vocazione piranesiana di Langenbach è dimostrata dalle tante vedute d'archeologia industriale prodotte nel corso della sua passata attività di fotografo, dove ombre lunghe di pilastri e luci radenti sulle murature sembrano dilatare spazi, alterare prospettive.

In un processo inverso alla deformazione della realtà, Langenbach impone ora alle fotografie digitali della Roma contemporanea di coincidere con i disegni d'invenzione piranesiani, facendo confluire in una sola immagine temerarie fughe prospettiche le quali, multiple e astratte, costringono l'occhio e l'intelligenza a smentirsi reciprocamente. Le ossessive tessiture delle acqueforti si distendono così in lente diffrazioni, si trasformano in forme che alludono alla realtà senza mai riprodurla per intero.

L'esperimento, del resto, non poteva trovare terreno migliore del disegno pastoso delle incisioni piranesiane che si forma come la materia muraria che è chiamato a rappresentare: per strati successivi, ripetute morsure di acido sul rame, sottrazioni violente. Le costruzioni di Langenbach, che non reclamano valore scientifico, forniscono la straordinaria emozione artistica di un completamento dei disegni di Piranesi, come se le settecentesche nebulose di segni, provvisoriamente coagulate nell'immagine fantastica delle rovine, trovassero oggi una conclusione nella rappresentazione digitale delle murature.

Ma il passaggio del tempo mostrato dalle raffinate dissolvenze, fa anche emergere il progressivo, drammatico distacco della Roma antica da quella contemporanea, il moderno isolamento delle rovine dal proprio tessuto. Estraneo alla classicità razionale e cristallina di Winckelmann che guarda all'arte greca, Piranesi ci ricorda, infatti, un'antichità contaminata dalla vita e dal suo fluire nel tempo, un paesaggio, tutto romano, distrutto nei secoli successivi da quella progressiva monumentalizzazione dell'antico, come ha commentato Giorgio Ciucci, i cui guasti continuano a prodursi anche ai nostri giorni.

A farci riflettere è, ancora, l'occhio che guarda Roma dall'esterno. Dell'americano Langenbach, questa volta, che, come in un gioco di specchi, osserva Roma attraverso gli occhi del veneziano Piranesi.

Giuseppe Strappa

 

In the iconography of the Campus Martius engraved by Giovanni Battista Piranesi, ancient buildings huddle as fantastic, symmetrical microcosms that proliferate without relation between them. Every opportunity presented by the actual ruins is amplified, multiplied dramatically to cover, in full, the millennial bend of the Tiber with a dense fabric of incredible inventions antiques, where the astonished eyes of the observer can never find rest. Even the literary source becomes a pretext. Just a hint of Pliny for the emergence of a sundial, near the mausoleum of Augustus, an imaginary, a colossal machine architecture: the eighteenth century Piranesi is, in reality, a visionary magma where the fascination of the ancient ruins flows in landscapes sometimes non-existent, as the suggestions of the Mole Adriana and the merging of the Tabularium in "Carceri d’Invenzione (imaginary prisons)."

Admired by artists since the Anglo-Saxon times of the Grand Tour, Piranesi was, last Friday, the subject of an unusual celebration of the Accademia di San Luca, where the American architect Randolph Langenbach has presented The Piranesi Project, performance-based projections, quotes, comments, conceived while on a Rome Prize Fellowship at the American Academy in Rome.

The vocation of Piranesi Langenbach is demonstrated by the many views of industrial architecture created in the course of his past work as a photographer, where the long shadows of pillars and lights low over the walls seem to expand space, altering perspectives.

In a reverse process to the deformation of reality, Langenbach makes digital photographs of contemporary Rome coincide with the drawings of Piranesi's invention – by bringing together within a single perspective image with daring escapes, multiple and abstract, forcing the eye and mind to contradict each other. The haunting textures of etchings which intersect causing dark shadows to gather in ruins and labyrinths at night – with the diffraction of the lens, are transformed into forms that allude to reality, yet never reproducing it in full.

The experiment, moreover, could not find better ground than Piranesi's engravings that forms the material that is required to represent: for successive layers, repeat acid etching on copper, subtraction violent, as if the figure was extracted with difficulty from a deep geology of signs and preforms.  The buildings of Langenbach, which does not claim scientific value, provide instead the extraordinary artistic thrill of completing the drawings of Piranesi, as if the eighteenth century nebulae signs, temporary coagulated fantastic image of the ruins, are now a conclusion in the digital representation of the buildings.

But the passage of time shown by the refined fades, it also emerged the progressive, dramatic detachment of ancient Rome from contemporary, modern isolation of the ruins from the actual modern city fabric. Unconcerned with the rational and crystalline classicism of Winckelmann looking at Greek art, Piranesi reminds us, in fact, an antique contaminated by life and its flow through time, a very Roman landscape with ancient monuments destroyed in later centuries, whose failures continue to occur even in our days, as commented on by Giorgio Ciucci.

To make us think again is an eye that looks at Rome from the outside. Langenbach, an American, this time, as in a mirror, sees Rome through the eyes of the Venetian Piranesi.


Giuseppe Strappa

 

 



 

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© Randolph Langenbach, FAAR

M-Arch (Harvard), Dipl.Conservation (York, England)


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